Collezione Bergognone

    Proveniente da una famiglia di origini forse fossanesi, Ambrogio da Fossano detto “il Bergognone” (1450? – 1523) trascorse gran parte della sua vita a Milano e nella Lombardia, dove lavorò a lungo alla Certosa di Pavia firmando le pale di Sant'Ambrogio e la Crocefissione ed un ciclo di affreschi nel refettorio, ora scomparsi. La sua intera attività pittorica fu dedicata a soggetti religiosi, biblici o sacri.

    La collezione si costituisce di due sole opere del Bergognone, ma entrambe di grande valore artistico e che consentono ai fossanesi di ammirare l’operato di uno dei loro concittadini più illustri.

     

     

    Santa Caterina

    Il dipinto raffigura Santa Caterina d’Alessandria, vergine e martire cristiana che, rifiutati i riti pagani egizi e il matrimonio con Massimino Daia, nuovo governatore d’Egitto e Siria, nel 305 venne torturata e decapitata. Raccontano alcuni testi del tempo che il suo corpo straziato venne miracolosamente trasportato da alcuni angeli sul Sinai.

     

     

     

    Il Battesimo di Gesù

    Il quadro raffigura Gesù in piedi nelle acque del fiume Giordano, a mani giunte in preghiera, affiancato da due angeli di cui uno Gli regge le vesti. Mentre dall'alto scende una colomba bianca che rappresenta lo Spirito Santo, a sinistra vi è San Giovanni Battista e a destra due Santi accompagnati da una monaca e un frate.

     

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    Collezione Beinaschi

    Giovanni Battista Beinaschi nacque a Fossano nel 1634 (o 1636), ma la sua formazione pittorica si sviluppò principalmente a Torino. Artista barocco, i suoi lavori sono caratterizzati da figure muscolari e tese, quasi in movimento e palpitanti, e da colorazioni molto buie.

    Nel 1650 si trasferì a Roma, dove acquisì i tratti distintivi del Lanfranco, tanto da passare erroneamente per suo allievo, e dove lavorò a molte pale d’altare di cui alcune ancora conservate a Santa Maria del Suffragio e San Bonaventura al Palatino.

    Dopo la parentesi romana, il Beinaschi si trasferì a Napoli, dove sviluppò il suo operato maggiore e stilisticamente più notevole in molte delle chiese cittadine, spesso proprio a fianco del Lanfranco. Qui vi morì nel 1688, sepolto a Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, dove aveva lavorato alla cupola e alla navata centrale.

    Le quattro opere che costituiscono la collezione della Cassa di Risparmio di Fossano sono state acquistate a partire dagli anni settanta e rappresentano il ritorno a Fossano di uno dei suoi cittadini più celebri, i cui lavori sono esposti nei maggiori musei europei.

     

     

    Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia

    Quest’olio su tela è caratterizzato da una composizione densa e folta di figure dinamiche, riccamente accostate con grande maestria e precise nei particolari, come si nota dalla torsione dell'uomo di spalle in basso. La forza nel chiaro-scuro delle figure è incorniciata da un ampio paesaggio panoramico sul fondo, dove svetta al centro il monte Oreb.

     

     

     

    Trionfo di imperatore romano

    L’opera raffigura il corteo di trionfo di un imperatore romano. Sono presenti precisi riferimenti a scene di storia romana che il Vicerè spagnolo di Napoli commissionò al Lanfranco ed a Andrea Sacchi verso il 1635, oggi conservate al Museo del Prado.

     

     

     

    Giuditta e Oloferne

    La tela rappresenta l'episodio biblico della decapitazione del generale Oloferne da parte della vedova ebraica Giuditta, che circuì e uccise il condottiero per salvare il proprio popolo dalla dominazione assira.

    Traspaiono elementi e ispirazioni caravaggeschi, che emergono raffrontando la tela con la medesima scena rappresentata nel 1599 dallo stesso Caravaggio.

     

     

     

    San Girolamo

    San Girolamo, protettore di archeologi, bibliotecari e traduttori, dedicò la sua vita allo studio della teologia e, tra Antiochia, Roma e Betlemme, portò avanti un'intensa attività letteraria che lo coinvolse anche in diverse controversie sulla fede. È uno dei Santi più ammirati ed uno dei Padri della Chiesa per la sua profonda fede e il suo fondamentale lavoro di divulgazione delle Scritture.

    Nel dipinto, attribuito al Beinaschi, è ritratto con il teschio, che rappresenta la penitenza, e il libro, simbolo dei suoi studi e della sua opera di dottore della Chiesa.

     

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    Collezione pittorica

    La restante parte della quadreria spazia dal XVI al XIX secolo. Alcune delle opere sono state donate alla Cassa o provengono da collezioni private, e arricchiscono la collezione di pezzi che non possiedono la caratteristica della “fossanesità”.

    Di seguito, sono riportate le opere di maggior rilevanza.

     

     

    Madonna con Bambino e melagrana

    Di autore ignoto ma databile al XVI secolo, raffigura la Vergine Maria con in braccio il Bambin Gesù, che non veste abiti regali ma solo un drappo candido.

    L’iconografia mariana è ricca di esempi pittorici simili alla “Madonna con Bambino e Melagrana”: lo stesso soggetto, infatti, è stato anche ritratto da Botticelli nei due dipinti “Madonna del melograno” e “Madonna del Magnificat”.

    Nel 2011 il dipinto è stato scelto dalle Poste Italiane quale soggetto religioso dell’emissione del tradizionale francobollo natalizio.

     

     

     

    Il Battesimo di Gesù

    di Charles André Van Loo, XVIII secolo

    Raffigurazione di Giovanni Battista che battezza Gesù nel fiume Giordano. La simbologia classica del Battesimo si denota nello squarcio tra le nuvole, in cui appaiono Dio benedicente ed una colomba, emblema dello Spirito Santo.

     

     

     

    Veglia di Angeli al Santo Sepolcro

    Autore ignoto, XVIII secolo

    Risalente al XVIII secolo e interamente restaurata dalla Cassa nel 1968, rispetto alla tradizionale iconografia della Morte e Risurrezione di Cristo, il volto di Gesù è riprodotto due volte, sia nel sudario che fuoriesce dal Santo Sepolcro (la Sindone), sia nel telo poggiato a terra (il noto Velo della Veronica). Sono riportati anche gli altri tradizionali simboli della Passione: la corona di spine e i chiodi della croce.

     

     

     

    L’estasi di San Filippo

    Autore ignoto, XVII secolo

    Proveniente dalla Chiesa di San Filippo Neri di Fossano, è stato interamente restaurato nel 1974, ma non è stato possibile recuperare la parte inferiore strappata, sostituita da tela in colore neutro. Risale al XVII secolo ed è attribuito a Giovenale Boetto, che della Chiesa di San Filippo progettò la struttura poi abbattuta nei primi anni del ‘700.

     

     

     

    Cristo con la Vergine, San Giorgio e San Dionisio

    Autore ignoto, XVI secolo

    Icona greca quadripartita con fondo in oro

     

    La cena di Antenore

    Autore ignoto, olio su rame, XVIII secolo

    Antenore è un personaggio della mitologia greca che compare in diversi miti. È generalmente indicato, comunque, come un traditore, tanto che Dante nomina “Antenora” il IX girone infernale dove sono puniti per l’eternità i traditori della patria.

     

    Pane e sudore

    Enrico Ghisolfi, olio su tela, XIX secolo

     

    Paesaggio bucolico

    Autore ignoto, olio su tela, XIX secolo

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    Collezione cartografica

    La nutrita collezione di mappe politiche e territoriali ha un unico comune denominatore: a prescindere dall’epoca, dall’autore, dalla tecnica o dalla colorazione, tutte le carte raffigurano l’antico Stato Sabaudo e in ciascuna di esse compaiono Fossano e il suo territorio.

    La collezione è composta di cinquanta carte, raccolte con pazienza e passione in oltre vent’anni.

     

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    Altre collezioni

    Collezione di incisioni, disegni e acquerelli

     

    Assieme alle antiche mappe del Ducato Sabaudo, la Cassa di Risparmio di Fossano ha raccolto, negli anni, numerosi disegni e incisioni di pregio che raffigurano la città.

    Tra queste, si segnala in particolare l’incisione di Skelton su disegno di G.P. Bagetti “Bombardement de la ville de Fossano par le Général Serrurier. 26 avril 1796”, che riporta l’assedio delle truppe napoleoniche, comandate dal Generale Serrurier, alla città di Fossano, con il bombardamento avvenuto il 26 aprile 1796.

     

     

     

    Collezione antiquaria

     

    Ricca e variegata la collezione di mobili e arredi risalenti al XVII, XVIII e XIX secolo. Tra questi, in particolare, si segnalano uno dei primi esempi di pianoforte a tavola, fabbricato dagli artigiani francesi della Trezzoz & C.ie di Parigi ed un armadio in noce scuro a due ante, interamente intagliato.

    All’interno del Palazzo sono anche custodite tre casseforti in legno con armatura di rinforzo in ferro battuto, appartenenti ai Conti Alessi di Canosio, che furono banchieri e proprietari del Palazzo del Comandante.

     

     

     

     

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